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Territorio

La storia di Peio

di Giovedì, 03 Aprile 2014 - Ultima modifica: Mercoledì, 10 Giugno 2015
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Il Comune di Peio comprende l’unità territoriale e geografica denominata Val di Peio, composta dalle frazioni di Cogolo (capoluogo), Peio, Celledizzo, Celentino e Comansine - già Comuni  autonomi - e dai nuclei abitati di Peio Fonti (località di insediamento turistico) e Strombiano (pertinenza di Celentino). 

L’attuale denominazione unitaria di Peio - toponimo storicamente più rilevante e noto - è dovuta all’unificazione dei suddetti cinque comuni, operata con Regio Decreto 21 giugno 1928, n. 1685.
La Comunità della Val di Peio - che ha le proprie remote radici nei primi insediamenti reti documentati all’età del ferro (IV - V sec. a.C.) - fonda  e idealmente lega la potestà ordinamentale propria alle “Carte di Regola” che normavano la vita delle originarie comunità locali, la più antica delle quali giunta fino a noi - “Carta di Regola” di Peio - risale al 1522.
Peio è comunità libera, aperta e solidale, profondamente legata alla secolare tradizione autonomistica della terra trentina, a sua volta unita al più vasto e variegato conteso della Nazione Italiana.
Peio è comunità montana che tutela il proprio territorio, per buona parte inserito nel perimetro del Parco Nazionale dello Stelvio, in segno di continuità e rispetto verso le comunità del passato. Valorizza inoltre le risorse di cui la natura l’ha dotata, prima fra tutte le sorgenti minerali, che hanno le radici di utilizzo terapeutico nel XVII sec. Riferito a questo elemento naturale e al titolo del suo primo studio scientifico (1660), è il motto “ De admirando Dei dono”, di cui l’ente si fregia sul gonfalone rappresentativo. Peio, infine, sviluppa ed incentiva tutti gli aspetti di ordine umano, sociale, culturale ed economico che possano aderire alle istanze, esigenze e bisogni della comunità locale, nel pieno rispetto di ogni e qualsiasi realtà diversa da essa.L'etimologia dei nomi di luogo (toponimi), numerosissimi nella cultura alpina, è indicatore efficace e spesso esclusivo di origini, stratificazione temporale, morfologia e uso del territorio. 
PEIO venne scelto per denominare l'unione dei Comuni nel 1928. E' il toponimo storicamente più noto per l'ambito termale e dell'acqua. Posto a 1.584 m è il più alto paese del Trentino con comunità stabile. Nome di origine preromana, si ipotizza una derivazione dall'etnico celtico PELLUS da cui verrebbe PELLIUS. Ma le riconosciute ascendenze retiche dell'area trentina non paiono confermare. La prima attestazione scritta è dell'anno 1200 nella forma «in Pello», nel 1215 «in vico Pellio».

COGOLO dovrebbe il suo nome alla conformazione ghiaiosa del suo terreno di fondovalle e all'ampio conoide di frana su cui è adagiato, secolare lavorio alluvionale alla confluenza dei due rami del Noce. Si rifà al latino «cocula» palla, da cui una voce dialettale che sta per "ciottolo".

CELLEDIZZO come anche CELENTINO dovrebbero essere toponimi di origine romana, derivati dal latino «cella». Nei documenti medievali il termine indica sia "minima unità territoriale" che "dispensa per i cibi - deposito dei prodotti dei campi" e dall'XI secolo anche "chiesetta, cappella". Nel nostro caso, almeno per Celentino, forse ad indicare "chi amministra la cella" nel primo significato. Le attuali denominazioni con raddoppiamento e senza sono dovute alla codifica amministrativa non uniforme del nome di località.

COMASINE indicherebbe nel nome una origine preromana. Potrebbe risalire al termine «cama» "altura smussata" o essere affiancato ai toponimi Como, Comasna nel Lodigiano, o all'etnico Camuni per la stretta pertinenza territoriale.

L'area della Val di Pèio fu sicuramente abitata in epoca preromana e si hanno ritrovamenti del bronzo recente ed età del ferro, ambito della cultura materiale retica.
E' zona documentata di sfruttamento minerario già nel 1360 e questa risorsa portò massicci spostamenti migratori e stanziamenti di maestranze camune e valtellinesi. Lo sfruttamento intenso parte dal '400 fino alla sospensione nel 1857, con successive riprese per saggi e ricerche lungo il '900. 
Fin dal XIII secolo sono documentate le cinque comunità, oltre a Pegáia, poi estinta. Le più antiche norme di comunità risalgono al 1456 con la «Carta di Regola di Celentino e Strombiano» e 1522 «Carta di Regola di Pèio», sorta di statuti incentrati sull'uso del territorio e conseguente autogoverno. 
Varie e ben dotate di arredi artistici e qualche affresco sono le chiese dei paesi. Spiccano per singolarità e dimensioni gli altari lignei intagliati e dorati seicenteschi e settecenteschi di botteghe solandre.

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